Agostino Steuco

agostino steuco

Agostino Steuco Canonico Regolare Lateranense

Nel 1496 a Gubbio nacque Agostino dalla nobile ed agiata famiglia degli Stucchi, detta degli Steuchi. Il nome di battesimo Guido, impostogli dal padre Teseo, fu sostituito da Agostino nel 1513, anno in cui il giovane venne ordinato canonico-regolare dai Superiori della Canonica di S. Secondo. In compagnia dei religiosi, Agostino seppe unire alla sua naturale intelligenza una capacità intensa di applicazione allo studio, passando sui libri notti intere.

Nel Maggio del 1517 Agostino abbandonò la Canonica eugubina di S. Secondo per recarsi a quella di S. Salvatore a Bologna, dove avvalendosi della collaborazione dei dotti del luogo riuscì a raccolgliere preziosissimi codici e rari manoscritti, fondando la celebre biblioteca di S. Salvatore. Nell’ambiente bolognese, lo Steuco riuscì in pochi anni ad apprendere le varie lingue e molte scienze, guadagnando ed accrescendo ben presto la stima dei letterati italiani e dei suoi Superiori i quali lo destinarono ad insegnare filosofia e teologia ai giovani canonici.

Nell’Aprile del 1525, Agostino fu assegnato come alunno alla Canonica di S. Antonio di Castello a Venezia, dove trovò la biblioteca del Cardinale Domenico Grimani, di cui lo Steuco, per le sue notevoli qualità, fu nominato Prefetto. Con questo ufficio, compì un indice ragionato dei preziosi volumi della biblioteca veneziana e fu proprio in questo periodo che iniziò la sua attività di scrittore, dando la stampa al famoso tipografo Aldo Manuzio della sua opera “Veteris Testamenti ad Hebraicam veritatem recognitio”.

In quegli anni fu destinato dai Superiori a presiedere la Canonica di Reggio nel Modenese. Là rese pubbliche sue nuove opere:

  • Pro religione cristiana adversus Luteranos, libri tres”: contro i Luterani, i tre libri sono dedicati ad Alessandro Farnese Cardinale e Vescovo di Ostia;
  • Responsio ad Erasmum Roterd”: risposta ad Erasmo da Rotterdam in cui lo Steuco espone candidamente la sua dottrina e mostra verso l’erudito un grande rispetto;
  • Enarrationes in nonnullos psalmos”: esposizione di quarantotto Salmi Davidici, in cui si palesa l’erudizione e la grande conoscenza dello Steuco.

Nel 1530, trovandosi a Bologna per raccogliere materiale per nuovi studi, Agostino assistette all’incoronazione di Carlo V, fatta dal Pontefice Clemente VII, entrambi vollero conoscerlo di persona e gli tributarono grandi testimonianze di stima.

Nel 1533 terminato il suo compito alla Canonica Modenese, essendo alquanto indebolito in salute, i Superiori lo restituirono alla patria Gubbio, affidandogli la presidenza della Canonica di S. Secondo

Nel 1534 morì Papa Clemente VII e gli succedette Paolo III (Card. Alessandro Farnese): il nuovo Pontefice volle circondarsi di uomini pii e dotti, tra cui lo Steuco, il quale fu richiamato da Gubbio e ammesso alla Canonica di S. Pietro in Vincoli presso Roma. Qui stampò la “Cosmopoeia” in cui Agostino spiega la narrazione di Mosè.

Nel 1538 Paolo III, onorando la profonda conoscenza, unita a grande umiltà e fervente religiosità dello Steuco lo ordinò Vescovo di Kisamo, città nell’isola di Candia, sotto il dominio veneto. Lo stesso Pontefice lo ascrisse tra i prelati che discutevano le questioni da presentare al Concilio di Trento (1545-1563) e nello stesso anno lo destinò a succedere in qualità di bibliotecario alla Biblioteca Apostolica Vaticana, al Card. Girolamo Aleandri. In questo tempo pubblicò l’opera intitolata “De perenni Philosophia”, dedicandola a Paolo III; di notevole interesse è anche la dissertazione “Contra Laurentium Vallam, de falsa donatione Constantini, libri duo”.

Nell’anno 1541 il Vescovo dovette recarsi a Lucca per conferire con l’imperatore Carlo V, l’eloquente orazione si dice sia conservata inedita nella Biblioteca Vaticana.

Nel 1547 Paolo III chiese allo Steuco di partecipare al lavori del Concilio di Trento, ma problemi di salute costrinsero il vescovo a recarsi a Venezia per sottoporsi alle cure dei Canonici Regolari di S.Antonio di Castello, ma ivi Agostino morì nel 1549 a 53 anni, e venne sepolto privatamente nella Chiesa di S. Antonio.

La morte di questo uomo illustre amareggiò molto Gubbio, sua patria, la quale ottenne che il corpo dello Steuco si riponesse nel santuario eugubino di S. Ambrogio (1591).

A Roma sull’Esquilino, due epigrafi nella Basilica Eudossiana (ufficiata dai Canonici Regolari Lateranensi) e nel Chiostro della stessa ricordano Mons. Agostino Steuco.

 

OPERE EDITE

  • Cosmopoeia; in tria capita Moisis axpositio.
  • De rebus incorporibus et invisibilibus.
  • Veteris Testamenti ad Hebraicam veritatem recognition.
  • In librum Job, enarrationes.
  • An vulgate editio sit D. Hieronymi.
  • Enarrationes in nonnullos psalmos.
  • De perenni Philosophia, libri decem.
  • De mundi exitio.
  • De nomine patriae Eugubium.
  • Contra Laurentium Vallam, de falsa donatione Constantini, libri duo.
  • De restituenda navigatione Tiberis, oratio.
  • De revocanda in Urbem aqua Virgine, oratio.
  • Pro religione cristiana adversus Luteranos, libri tres.
  • Responsio ad Erasmum Roterd.

 

OPERE INEDITE

  • Ad Carolum V. invictissimum Rom. Imperatorem, Augustini Bibliothecarii Palatii pro Republica cristiana, oratio. [Bibl. Vat. Cod. 5313]

 

OPERE SMARRITE (in tradizione indiretta)

  • Poema quod adhuc juvenis condidit.
  • De ultimo judicio versibus elegantissimis.
  • Locutiones Haebraicae.
  • Elenchus libro rum Bibliothecae grimanianae.
  • Historia Hispanica.

 

(tratto da P.C. Andreoli Giordani, F. C. Andreoli Giordani, Biografia di Mons. Agostino Steuco canonico regolare vescovo di Kisamo e bibliotecario della vaticana, Orvieto, 1879.)